La GoPro Mission 1 Pro è la action cam più costosa mai prodotta da GoPro. Sulla carta la scheda tecnica è davvero impressionante: sensore da 1 pollice, 8K a 60fps, slow motion fino a 960fps in Full HD, profili log e flat in 10 bit e impermeabilità nativa fino a 20 metri senza case. L’aspettativa era quella di trovarsi di fronte a qualcosa di paragonabile a un DJI Osmo Pocket 4, ma in formato action cam. La realtà è stata un po’ diversa.
— Sensore: 1 pollice (formato 4:3)
— Risoluzione massima: 8K a 60fps
— Slow motion: 4K@240fps / Full HD@960fps (burst)
— Profili colore: GP-Log 2, Flat, Standard, Cinematic
— Bit depth / Codec: 10 bit (4:2:0), H.265
— Bitrate massimo: ~240 Mbit/s (300 Mbit/s con firmware GoPro Labs)
— Impermeabilità: 20 m senza case subacqueo
— Foto: 50 MP in RAW
— Prezzo di listino: 700€
Il problema dell'8K: tanto rumore per quasi nulla

In teoria, più risoluzione significa più dettaglio, più libertà di crop in post produzione e immagini più nitide. In pratica, confrontando i filmati della Mission 1 Pro con quelli della GoPro Hero 13 Black che registrava in 5.3K, la differenza è difficile da percepire anche effettuando uno zoom digitale.
I file in 8K sono però più onerosi in post-produzione e richiedono molta più potenza elaborativa. A questo si aggiunge il fatto che il 4K su questa camera risulta eccessivamente compresso, esattamente come sulle GoPro precedenti. Il consiglio è quindi di registrare sempre alla massima risoluzione disponibile se si vuole il massimo della qualità, specialmente su schermi di grandi dimensioni.
GP-Log 2: il profilo che fa sudare freddo

Il vero punto dolente di questa camera è stato il GP-Log 2. Le LUT ufficiali di GoPro, al momento del lancio, non fanno un buon lavoro: la prima lascia le immagini sovraesposte e bruciate, la seconda recupera le alte luci ma elimina i dettagli sulla pelle, producendo toni pastello privi di tridimensionalità.
Ho fatto davvero un numero enorme di test e ho perso moltissimo tempo dietro questo profilo log. La scoperta chiave è che il GP-Log 2 va sottoesposto. La quantità dipende dalla scena, ma adottando questa tecnica e applicando una correzione colore personalizzata — senza affidarsi alle LUT ufficiali — si ottengono immagini davvero spettacolari. Non è una situazione inedita: già al lancio della Hero 12 le LUT erano insufficienti, e GoPro le ha poi migliorate con i firmware successivi.
Sott'acqua: finalmente qualcosa che funziona davvero

Uno dei miglioramenti più significativi riguarda le riprese subacquee. La classica dominante verde-giallastra presente in tutte le GoPro precedenti è stata finalmente eliminata grazie al nuovo sensore di luce ambientale. Il risultato è una resa cromatica decisamente più accurata, e in abbinamento all’impermeabilità nativa fino a 20 metri, questa camera si posiziona come una scelta molto interessante per chi fa immersioni o snorkeling.
Lo slow motion in 4K a 240fps sott’acqua è semplicemente entusiasmante. Anche il 960fps in Full HD, pur con qualità video limitata, produce risultati visivamente spettacolari — perfetti per i social, meno adatti a un uso professionale.
Bassa luce: finalmente alla pari con la concorrenza

Dopo anni di stagnazione su questo fronte, GoPro ha finalmente fatto un salto di qualità nelle condizioni di scarsa luminosità: più dettaglio, meno rumore e colori più fedeli rispetto alla Hero 13. Un confronto con l’Insta360 Ace Pro 2 mostra prestazioni molto simili, nonostante quest’ultima monti tecnologia più vecchia. Anche DJI nel frattempo ha alzato notevolmente il livello con le sue action cam sul fronte notturno.
Display, ergonomia e autonomia

Il display è uno dei punti di forza: grande, definito e dotato di esposimetro visibile durante la registrazione. È possibile visualizzare ISO, shutter speed e impostare i livelli audio anche senza microfono esterno collegato. L’interfaccia è ben fatta e più intuitiva rispetto al passato.
La batteria ha le stesse dimensioni di quella della Hero 13 — quindi intercambiabile — ma è più capiente e supporta la ricarica rapida. In un test al chiuso in 8K, la camera ha registrato per circa 42 minuti prima di surriscaldarsi, poi ha ricominciato per altri 37 minuti, per un totale di 1 ora e 19 minuti prima di scaricarsi completamente.
Il sensore da 1 pollice è passato dal formato 8:7 al 4:3: non è più disponibile il formato Hyperview, ma solo Superview, che distorce comunque meno. La distanza minima di messa a fuoco è maggiore rispetto alle GoPro precedenti, quindi per i selfie è necessario un selfie stick.
Il problema vero: il prezzo

Il punto più critico non riguarda la qualità video, ma il posizionamento di mercato. Il prezzo di 700€ rappresenta un salto enorme rispetto ai 450€ della Hero 13, e a quella cifra ci si aspetterebbe un cambiamento radicale di categoria. Quello che si ottiene è invece una camera migliorata su quasi tutti i fronti, ma non rivoluzionaria. GoPro la definisce ufficialmente una “cinemacamera”, ma non è qualcosa che mi sento di consigliare in quel ruolo.
CONCLUSIONI

La GoPro Mission 1 Pro è una camera tecnicamente capace, con miglioramenti reali soprattutto in bassa luce, sott’acqua e nelle modalità slow motion. Il GP-Log 2 ha un potenziale elevato ma richiede un approccio tecnico preciso, e le LUT ufficiali al lancio non sono all’altezza. Il 4K rimane compresso, l’8K non stupisce rispetto al 5.3K della generazione precedente.
Il vero problema rimane il prezzo. A 700€ ci si aspetta qualcosa di diverso, e GoPro non ha ancora convinto del tutto. Seguiranno altri approfondimenti, tra cui il confronto diretto con la Hero 13. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate, e se avete domande rispondo qui sotto o nel prossimo video.








